Il prezzo della felicità


Una paziente mi ha confidato una convinzione che accompagna la sua vita da sempre.

Ogni volta che le accade qualcosa di bello, è certa che da qualche parte qualcun altro stia pagando il conto.

Se riceve una buona notizia, teme che qualcuno stia soffrendo.
Se attraversa un periodo sereno, si prepara all’idea che la serenità sia stata sottratta a qualcun altro.
Se desidera essere felice, sente di mettere inevitabilmente qualcuno in difficoltà.

La conseguenza è che la felicità diventa un territorio proibito.

Eppure questa donna ne è profondamente affamata. Ne sente la mancanza, ne avverte il bisogno, la rincorre. Ma ogni volta che sembra avvicinarsi a ciò che desidera, qualcosa la trattiene. Come se una voce interna le ricordasse che la sua gioia avrebbe un costo troppo elevato per gli altri.

Nella pratica clinica si incontrano spesso persone che vivono il benessere con un senso di colpa difficile da spiegare razionalmente.

Non si tratta di egoismo, al contrario.

Talvolta il soggetto attribuisce a se stesso una responsabilità smisurata nei confronti del mondo che lo circonda. Come se il proprio stare bene potesse determinare il destino degli altri. Come se la felicità fosse una risorsa limitata e il proprio guadagno coincidesse necessariamente con la perdita di qualcun altro.

La psicoanalisi ci insegna che non sempre si soffre per ciò che manca. A volte si soffre per il desiderio stesso — per la tensione psichica che esso produce, indipendentemente dal suo appagamento.

Quando il desiderio si intreccia alla colpa, la soddisfazione può apparire pericolosa. Non perché lo sia davvero, ma perché inconsciamente viene vissuta come una trasgressione, un torto, una minaccia per qualcuno.

Allora la rinuncia assume un significato particolare.

Non è più soltanto una rinuncia.

Diventa un sacrificio, un modo per proteggere gli altri, un tentativo di evitare una colpa che sembra precedere ogni esperienza di felicità.

Forse una delle conquiste più difficili della vita psichica consiste proprio in questo: accettare che il nostro benessere non debba necessariamente essere pagato da qualcuno.

Che possiamo ricevere qualcosa di buono senza doverlo compensare con una sofferenza.

Che essere felici non significa togliere, ma semplicemente vivere.

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