A volte non ce ne accorgiamo subito, ma capita di cercare amici come si cerca un lavoro. Si manda in giro una specie di curriculum implicito. Si mostra il talento, la bravura, ciò che sappiamo fare bene. Una piccola propaganda personale, più o meno consapevole.C’è poi un’altra propaganda, più silenziosa, che non dovrebbe nemmeno essere… Continua a leggere Sull’amicizia
La fragilità della perfezione
Non c’è nulla di più fragile della perfezione. Nulla che si consumi più in fretta. La perfezione, quando compare, sembra splendida, luminosa, promettente. Ma dura poco. Proprio perché non ha corpo.La realtà, invece, è determinata. Le cose occupano spazio. Un tavolo è lungo quanto è lungo, largo quanto è largo. Non può espandersi all’infinito. I… Continua a leggere La fragilità della perfezione
La ferita, la cicatrice
Basta poco per capirlo. Una scheggia piantata nella pelle, finché resta lì, non è affatto una cosa da poco. È piccola, ma basta un movimento sbagliato perché faccia un male feroce. A volte sanguina. A volte pulsa. Finché è scheggia, non è sana. L’unica possibilità è toglierla, disinfettare, lasciare che la ferita faccia il suo… Continua a leggere La ferita, la cicatrice
Oscuro e Mistero
L’oscuro non è il mistero. Tendiamo a usarli come sinonimi, ma non lo sono. L’oscuro ha un colore che disturba. È il buio che spaventa i bambini. È ciò che inquieta, che pesa, che sembra minacciare. Il mistero, invece, ha un’altra qualità. Non è greve. È un orizzonte.L’inconscio contiene entrambe queste dimensioni. È pieno di… Continua a leggere Oscuro e Mistero
Leggere lo sfondo
Rubin, 1921 Ricordo un vecchio esperimento di psicologia percettiva. Un’immagine semplice, quasi banale. A seconda di come la guardi, vedi una coppa oppure due volti che si fronteggiano. Figura e sfondo si scambiano di posto senza sforzo. È un gioco ottico, certo. Ma anche qualcosa di più.Perché, nella vita quotidiana, lo sfondo tendiamo a dimenticarlo.… Continua a leggere Leggere lo sfondo
Quando le parole mancano
Mi è capitato più volte di ascoltare persone depresse, ma depresse sul serio, non per modo di dire. E quasi sempre, prima o poi, tornavano due frasi. La prima: “La mia vita non ha più senso”. La seconda, detta magari con meno enfasi ma con la stessa gravità: “Non so mai cosa dire quando incontro… Continua a leggere Quando le parole mancano
Il disagio del salutare
C’è un vecchio proverbio che dice che partire è un poco morire. In alcune stagioni della vita, per alcune persone, partire non è stato “un poco”. È stato morire del tutto. Non per modo di dire. Se torniamo all’origine delle parole, salus non significa solo salute o saluto, ma anche salvezza, sopravvivenza fisica. Restare vivi.Questa ambiguità è… Continua a leggere Il disagio del salutare
Ricordare, essere ricordati
Ricordare ed essere ricordati non sono la stessa cosa, ma stanno molto vicini. Forse troppo perché ce ne accorgiamo subito. Eppure, a pensarci bene, essere ricordati è una delle precondizioni per essere riconosciuti.Succede a volte, per strada. Incontri un vecchio compagno di liceo. All’inizio c’è un momento di incertezza. Lo guardi e pensi: siamo cambiati… Continua a leggere Ricordare, essere ricordati
Un finale possibile
Ogni tanto, nel lavoro e fuori dal lavoro, mi capita di incontrare persone che portano addosso una mancanza difficile da nominare. Non una ferita evidente, non un trauma spettacolare. Piuttosto l’assenza di quella che potremmo chiamare una “certificazione di qualità”. Qualcosa che non è arrivato in tempo. Uno sguardo, una conferma, un riconoscimento che avrebbe… Continua a leggere Un finale possibile
Il senso del definire
C’è una distinzione che nel lavoro clinico imparo a rifare ogni volta, anche quando penso di averla già chiara. È la distinzione tra ciò che va definito e ciò che, invece, si sottrae alla definizione senza chiedere permesso.A meritare di essere definito è il male. La malattia, la sofferenza, il sintomo. Definire, in questo caso,… Continua a leggere Il senso del definire