“Sento tutto troppo intensamente.”

È una frase che ascolto spesso.

Molti la vivono quasi come un tratto identitario: come se la profondità del sentire fosse, di per sé, una qualità. E certamente la capacità di emozionarsi, di lasciarsi toccare dalle esperienze, è una ricchezza.

Ma c’è una differenza sostanziale tra sentire intensamente ed essere prigionieri di ciò che si sente.

Prendiamo un esempio semplice. C’è chi non riesce a guardare un film horror perché le immagini continuano ad abitare la mente per giorni, disturbano il sonno, alimentano paure, vengono vissute come se fossero esperienze reali.

Questo non significa necessariamente che quella persona sia “più sensibile” delle altre. Può invece indicare che quell’esperienza emotiva fatica a trovare uno spazio interno in cui essere contenuta, pensata e trasformata. L’emozione, anziché diventare oggetto di riflessione, invade la mente e viene vissuta come una realtà dalla quale è difficile prendere distanza.

La maturità emotiva non consiste nel provare meno emozioni. Consiste nel poterle attraversare senza esserne travolti.

Un’emozione può essere intensa e, allo stesso tempo, rimanere pensabile. Può fare paura senza trasformarsi in terrore, può commuovere senza sommergere, può ferire senza annientare. In altre parole, può essere vissuta senza perdere la capacità di osservarla e attribuirle un significato.

Quando invece ogni esperienza emotiva invade completamente lo spazio mentale, non siamo più davanti alla profondità del sentire, ma alla difficoltà di contenerlo. E quando manca questa funzione di contenimento, la mente tende a reagire cercando di evitare, fuggire o difendersi da ciò che prova, invece di poterlo elaborare.

La psicoterapia non insegna a diventare più freddi. Al contrario, aiuta a sviluppare quella capacità interiore che permette alle emozioni di essere accolte, pensate e integrate nella propria esperienza. Non elimina il dolore, la paura o la rabbia, ma rende possibile sostarvi senza esserne sopraffatti.

La vera libertà non è smettere di sentire.

È poter sentire molto, senza perdere sé stessi.

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