I colori della memoria

C’è un tempo per vivere e un tempo per tornare su ciò che si è vissuto.

Il primo è fatto di esperienza, il secondo di significato.

Ma forse non è nemmeno questione di riflettere è questione di dare colore.

Perché gli stessi ricordi possono assumere sfumature diverse: possono vestirsi di ambra, calda e luminosa, oppure di antracite, cupa e pesante.

Ciò che cambia non è il passato è lo sguardo con cui lo attraversiamo.

La memoria, infatti, non è una fotografia. È più simile a un dipinto che continua a ricevere nuove pennellate. Ogni esperienza presente modifica il modo in cui guardiamo quelle passate. Una ferita che sembrava definire tutta la nostra esistenza, con il tempo può trasformarsi nel luogo da cui abbiamo imparato qualcosa di essenziale. Un amore finito può smettere di essere soltanto una perdita e diventare una parte preziosa della nostra storia. Un fallimento può perdere il sapore della vergogna e assumere quello dell’apprendimento.

Non perché il passato sia cambiato, ma perché siamo cambiati noi.

Spesso pensiamo che elaborare significhi capire. In parte è vero. Ma elaborare significa soprattutto permettersi di attribuire nuovi significati a ciò che è accaduto. Significa concedere ai ricordi di respirare, di uscire dalla rigidità con cui erano stati imprigionati nel momento del dolore.

Ogni volta che raccontiamo la nostra storia, infatti, la raccontiamo anche a noi stessi. E, senza accorgercene, scegliamo le parole, il tono, la luce. Scegliamo i colori.

C’è chi dipinge il proprio passato esclusivamente con il nero della delusione e finisce per convincersi che tutta la sua vita sia stata un susseguirsi di errori.

C’è chi, al contrario, usa soltanto colori troppo luminosi, cancellando le ombre pur di non sentirle.

Forse maturare significa imparare una tavolozza più ricca, accettare che nella stessa esperienza possano convivere dolore e gratitudine, perdita e crescita, nostalgia e libertà.

Una psicoanalisi, in fondo, non riscrive il passato, non cambia gli eventi, piuttosto aiuta a cambiare il modo in cui li abitiamo.

Per questo, a volte, usciamo da un percorso terapeutico con la sensazione che la nostra storia sia diversa.

Non lo è.

Sono diversi gli occhi con cui la guardiamo.

E forse è proprio qui che si gioca una parte importante della vita: non tanto nelle mosse che facciamo, quanto nei colori con cui scegliamo di raccontarle a noi stessi.

Perché il passato continuerà sempre a parlare, ma possiamo imparare a non lasciargli scegliere, da solo, la tavolozza con cui dipingere il nostro presente.

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