L’amore dopo la fine

Ci sono amori che non finiscono quando finiscono. Restano lì, come una promessa che non ha più un destinatario preciso, ma continua a esistere dentro di te.

Non è fedeltà. Non è nemmeno speranza. È qualcosa di più sottile… è abitudine emotiva, è memoria che si ostina a respirare.

Ascoltando certi racconti nella stanza di analisi, colpisce questo: non il dolore della perdita, ma l’incapacità di lasciarla andare davvero.

E forse il punto non è nemmeno l’altro. Forse il punto è ciò che quell’incontro ha reso possibile.

Perché a volte non siamo legati a una persona, ma alla versione di noi stessi che esisteva con lei. Una versione più esposta, più viva, a tratti persino più coraggiosa. Lasciar andare, allora, non significa solo separarsi da qualcuno.

Significa accettare che quella versione di noi non è più accessibile nello stesso modo. Ed è qui che qualcosa insiste.

Non tanto l’amore per l’altro, quanto il rifiuto silenzioso di perdere quella forma di sé.

E allora quel “sempre” non è per l’altro, ma per noi.

Per quello che siamo stati… e che, in fondo, non vogliamo smettere di essere.

Forse crescere passa anche da qui: non trattenere ciò che è stato, ma trovare un modo nuovo per non tradirlo.

Lascia un commento