La verità che passa dal dolore

Pare che la verità, per essere detta, vada prima patita.
Non è una questione morale, né una forma di espiazione. Non è che si debba soffrire “per meritarsi” la verità, come se fosse una ricompensa. Piuttosto, è una questione di accesso: certe verità non sono disponibili finché non passano attraverso il corpo.
Ci sono cose che sappiamo da sempre, o che crediamo di sapere; le abbiamo lette, ascoltate, perfino ripetute. Eppure restano inerti, come parole non ancora abitate. Poi accade qualcosa: una perdita, uno scarto, una frattura nel ritmo consueto, e quello che prima era solo pensiero prende peso diventando esperienza. Ciò fa male ed è in quel passaggio che qualcosa si sposta davvero.
La psicoanalisi, in fondo, lavora proprio su questo crinale: tra il sapere e il sentire. Non basta “capire” perché qualcosa cambi. Anzi, spesso il capire arriva troppo presto, come una difesa elegante che evita il contatto. La verità, quella che trasforma, ha bisogno di un tempo diverso nel quale il soggetto non la domina, ma la attraversa.
Patire, allora, non come subire passivamente, ma come lasciarsi toccare, come permettere che qualcosa incrini le nostre certezze, le nostre narrazioni già pronte. È un’esperienza poco eroica e molto concreta: è il momento in cui non riusciamo più a raccontarcela nello stesso modo.
È lì che, spesso, nasce una parola nuova. Non perché abbiamo finalmente trovato la frase giusta, ma perché quella parola è passata da dentro, facendo il suo lavoro, incidendo.
Forse è per questo che alcune verità arrivano sempre in ritardo rispetto a quando le avremmo volute. Non è distrazione, né incapacità. È solo che prima non eravamo ancora in grado di reggerle.
Dire la verità, allora, non è un atto immediato, ma l’esito di un processo. E a volte, ciò che chiamiamo “non riuscire a dirla” è semplicemente il segno che non l’abbiamo ancora attraversata abbastanza.
C’è una pazienza, in tutto questo, che non ha nulla di rassegnato. È quella di chi, più che cercare la verità, si dispone a incontrarla, anche quando fa male, anche quando sposta.
Perché alcune verità non chiedono di essere dette, ma chiedono di essere vissute, fino al punto in cui, finalmente, possono trovare voce.

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