Ogni tanto mi concedo un pensiero semiserio, di quelli che nascono per gioco ma poi, a guardarli bene, mostrano una loro serietà. Oggi, per esempio, mi verrebbe voglia di proporre una legge molto semplice: una tassa sulle parole sbagliate.
Il problema, lo so, sarebbe la verifica, ma facciamo finta che si possa.
Le parole da tassare sono poche e riconoscibilissime. Spuntano soprattutto nelle liti quotidiane, quelle domestiche, di coppia, tra genitori e figli. Così lo Stato, volendo, potrebbe anche farci cassa. Parlo del sempre e del mai, del tutto e del niente.: “Sei sempre il solito”, “Non fai mai niente”, “Faccio tutto io”, “Tu, niente”. Basterebbe un euro a occorrenza; una tassa leggera ed educativa.
Il punto è che queste parole allontanano la verità. Nella realtà del mondo, infatti, non esiste il sempre, così come non esistono il mai e il tutto.
L’universo, dove finisce? Adesso si parla perfino di pluriversi. E il niente? Prima di arrivare a concepire il vuoto cosmico sono passati millenni. Tutto e niente sono concetti matematici, astratti che sono utilissimi sulla carta, ma devastanti quando vengono trapiantati nella vita quotidiana.
Usati nel concreto, questi assoluti falsificano la realtà, non descrivendola ma deformandola.
Gli assoluti rendono le relazioni rigide, le parole violente, il dialogo impossibile. Per questo, se proprio devono comparire in un discorso acceso, l’unica via sensata è ridimensionarli, sostituendo il tutto con un molto, il mai con un quasi mai, il sempre con uno spesso. Bisognerebbe inserire correttivi, percentuali, approssimazioni oneste.
È un lavoro di precisione, certo, ma è anche un lavoro di civiltà.
Finché non impariamo a dubitare in modo sano, continueremo a non capirci. E qui vale una distinzione importante: il cosiddetto dubbio ossessivo non è vero dubbio, ma una certezza mascherata, che gira su se stessa.
Il dubbio degno di questo nome è un’altra cosa; è quello filosofico, che sa convivere con il mistero senza volerlo chiudere a forza.
In fondo, togliere peso agli assoluti significa restituire spazio al pensiero e, magari, anche alle relazioni, perché dove tutto e niente smettono di comandare, può finalmente entrare una frase più vera. E, qualche volta, persino respirabile.