C’è un fraintendimento piuttosto diffuso intorno alla novità, come se tutto, per valere, dovesse essere nuovo. Quando questo non accade, scatta una delusione un po’ stanca, un giudizio rapido: niente di nuovo.
Mi capita che qualcuno dica: “Mah, dottore, la solita minestra. I soliti gesti, le solite cose”. Ma se ci fermiamo un attimo, non è proprio così. Il gesto di oggi somiglia a quello di ieri, certo, ma non è lo stesso gesto. Prendiamo il caffè del mattino. È sempre quello. E se è buono, è giusto farlo sempre nello stesso modo. Nessuno pretende che cambi ricetta ogni giorno.
È la giornata di oggi che non è quella di ieri. E non tornerà. Quella di ieri possiamo evocarla, sì, ma non revocarla. Non torna indietro. Allora dire “niente di nuovo” diventa un errore di prospettiva. Come se pretendessimo che il sole cambiasse mestiere per sorprenderci.
Se guardiamo bene, come può non esserci nulla di nuovo nel sorriso di un bambino? Tu lo stai ancora osservando e lui è già un passo più avanti. Cresce mentre lo guardi, è uno spettacolo continuo. A volte, anche i vecchi crescono e anche loro possono sorprendere. A patto di lasciarglielo fare.
Quel “niente di nuovo” spesso nasce da un’operazione di usura, come una consumazione lenta. “Ma che cosa mi credevo?” “Non era così speciale”. “Non mi avevi mica promesso la perfezione”. E allora anche una giornata normale diventa una colpa, anche il respiro sembra banale.
Eppure basta che il fiato manchi per accorgersi di quanto sia, ogni volta, nuovo. Altro che scontato.
La svalutazione del presente è una tentazione potente che oggi è facilitata da una frenesia continua di oggetti nuovi, forme nuove, mode nuove. Tutto invecchia in fretta perché deve essere subito superato.
Così, prima o poi, arriva la domanda: “E adesso cosa facciamo, dottore? Cosa ci inventiamo?”.
E a volte mi viene da rispondere così: niente. Non facciamo niente, nel senso di non agire. Non è vero che dobbiamo sempre fare qualcosa. Possiamo anche fermarci, guardare il panorama e pensare.
Non è mancanza di idee, è recupero dello sguardo.