
Il tempo scorre, il tempo corre.
E io, in questo passaggio incessante, che cosa ho saputo davvero trattenere?
Non i giorni uguali, né le ore distratte, ma forse certi istanti brevi e luminosi: uno sguardo che ha fatto casa, una parola arrivata al momento giusto, il silenzio condiviso senza bisogno di spiegarsi.
Ho trattenuto ciò che mi ha cambiato, anche quando non me ne sono accorto subito.
Il resto è passato, com’era giusto che fosse: alcune promesse non mantenute, alcune paure che mi hanno guidato più di quanto volessi, errori che allora sembravano deviazioni e che oggi riconosco come passaggi necessari.
Se mi volto indietro non conto ciò che ho perso, ma ciò che ha messo radici. Le scelte che mi hanno reso più vero, le cadute che mi hanno insegnato a restare, l’amore, quando c’è stato, che ha dato misura al tempo invece di subirlo.
Forse non si trattava di fermare il tempo, ma di attraversarlo con attenzione. Quello che ho saputo trattenere è proprio questo: la capacità, a tratti fragile ma tenace, di sentire, di scegliere, di restare umano mentre tutto correva.