Basta poco per capirlo. Una scheggia piantata nella pelle, finché resta lì, non è affatto una cosa da poco. È piccola, ma basta un movimento sbagliato perché faccia un male feroce. A volte sanguina. A volte pulsa. Finché è scheggia, non è sana. L’unica possibilità è toglierla, disinfettare, lasciare che la ferita faccia il suo… Continua a leggere La ferita, la cicatrice
Mese: gennaio 2026
Oscuro e Mistero
L’oscuro non è il mistero. Tendiamo a usarli come sinonimi, ma non lo sono. L’oscuro ha un colore che disturba. È il buio che spaventa i bambini. È ciò che inquieta, che pesa, che sembra minacciare. Il mistero, invece, ha un’altra qualità. Non è greve. È un orizzonte.L’inconscio contiene entrambe queste dimensioni. È pieno di… Continua a leggere Oscuro e Mistero
Leggere lo sfondo
Rubin, 1921 Ricordo un vecchio esperimento di psicologia percettiva. Un’immagine semplice, quasi banale. A seconda di come la guardi, vedi una coppa oppure due volti che si fronteggiano. Figura e sfondo si scambiano di posto senza sforzo. È un gioco ottico, certo. Ma anche qualcosa di più.Perché, nella vita quotidiana, lo sfondo tendiamo a dimenticarlo.… Continua a leggere Leggere lo sfondo
Quando le parole mancano
Mi è capitato più volte di ascoltare persone depresse, ma depresse sul serio, non per modo di dire. E quasi sempre, prima o poi, tornavano due frasi. La prima: “La mia vita non ha più senso”. La seconda, detta magari con meno enfasi ma con la stessa gravità: “Non so mai cosa dire quando incontro… Continua a leggere Quando le parole mancano
Il disagio del salutare
C’è un vecchio proverbio che dice che partire è un poco morire. In alcune stagioni della vita, per alcune persone, partire non è stato “un poco”. È stato morire del tutto. Non per modo di dire. Se torniamo all’origine delle parole, salus non significa solo salute o saluto, ma anche salvezza, sopravvivenza fisica. Restare vivi.Questa ambiguità è… Continua a leggere Il disagio del salutare
Ricordare, essere ricordati
Ricordare ed essere ricordati non sono la stessa cosa, ma stanno molto vicini. Forse troppo perché ce ne accorgiamo subito. Eppure, a pensarci bene, essere ricordati è una delle precondizioni per essere riconosciuti.Succede a volte, per strada. Incontri un vecchio compagno di liceo. All’inizio c’è un momento di incertezza. Lo guardi e pensi: siamo cambiati… Continua a leggere Ricordare, essere ricordati
Un finale possibile
Ogni tanto, nel lavoro e fuori dal lavoro, mi capita di incontrare persone che portano addosso una mancanza difficile da nominare. Non una ferita evidente, non un trauma spettacolare. Piuttosto l’assenza di quella che potremmo chiamare una “certificazione di qualità”. Qualcosa che non è arrivato in tempo. Uno sguardo, una conferma, un riconoscimento che avrebbe… Continua a leggere Un finale possibile
Il senso del definire
C’è una distinzione che nel lavoro clinico imparo a rifare ogni volta, anche quando penso di averla già chiara. È la distinzione tra ciò che va definito e ciò che, invece, si sottrae alla definizione senza chiedere permesso.A meritare di essere definito è il male. La malattia, la sofferenza, il sintomo. Definire, in questo caso,… Continua a leggere Il senso del definire
Una camminata nel tempo
Il tempo scorre, il tempo corre.E io, in questo passaggio incessante, che cosa ho saputo davvero trattenere?Non i giorni uguali, né le ore distratte, ma forse certi istanti brevi e luminosi: uno sguardo che ha fatto casa, una parola arrivata al momento giusto, il silenzio condiviso senza bisogno di spiegarsi. Ho trattenuto ciò che mi… Continua a leggere Una camminata nel tempo
Una meditazione sul fare psicoanalisi
La curiosità come posizione clinica Fare psicoanalisi è stata, ed è ancora, una piccola rivoluzione silenziosa nel modo in cui gli esseri umani pensano e parlano di sé. Non lo dico per enfasi teorica. Lo dico perché lo vedo accadere ogni giorno, nello spazio ristretto e concreto dello studio, tra una sedia, un lettino e… Continua a leggere Una meditazione sul fare psicoanalisi