Cogitor ergo sum

“So di esistere
perché tu mi immagini.
Sono alto perché tu mi pensi
alto, e sincero perché mi guardi
con occhi buoni,
con sguardo sincero.
Il tuo pensiero mi rende
intelligente e nella tua semplice
tenerezza anch’io sono semplice
e generoso.
Se tu però mi dimenticassi
io morirei e nessuno
se ne accorgerebbe. Vedranno la mia carne
vivere, ma sarà un altro uomo
– mediocre, goffo, malvagio – ad abitarla…”

da Aspro mondo Poesie di Ángel González

Un po’ per caso sono inciampato su questa bella poesia e ho pensato che… dunque…che a volte può venir buono ricordare quella famosa frase di cui Cartesio ne fu l’autore: “Cogito ergo sum”.
Egli sosteneva appunto che l’esistenza si fondasse sul pensiero. In breve, se io so che sto pensando, proprio il fatto che sto pensando è la garanzia che sono, che esisto. E fin qui va bene.
Tuttavia, credo sia interessante considerare anche la forma passiva; lui filosofo sembra non l’abbia fatto, possiamo farlo noi. In latino la frase passiva sarebbe: “Cogitor ergo sum”, sono (stato) pensato, quindi esisto; che è prezioso, poiché il bambino esiste proprio perché viene pensato, riconosciuto, ecc.
Perché è importante guardare alla cosa pure da questo vertice? Perché mi è capitato di sentire più volte miei pazienti, ma non solo, esagerando dire ad esempio: “Parliamoci chiaro, sono o non sono il tuo ultimo pensiero prima del sonno che spegne anche la memoria?! E così anche sono o non sono al risveglio, il tuo primo pensiero, sì, quando recuperi la lucidità con la luce del sole?! Se sono l’ultimo e il tuo primo pensiero agli estremi del buio della notte (che poi è l’immagine della morte) allora sto bene, sono tranquillo, perché sono vivo. Sono pensato, dunque sono”.
Appunto! Ma si tratta di non esagerare, tutto qui.
Così, una cosa è il piacere di sentirsi dire, – ma insomma si dice anche – “Ciao, dobbiamo salutarci, sta arrivando il treno… pensami, mi raccomando.” (Cogitor ergo sum), ma è cosa da usare giocosamente. Quando, viceversa, la prendiamo alla lettera (“Non esisto se non mi pensi”) corriamo il rischio di mettere a repentaglio la nostra esistenza affidandola tutta per intero ai nostri dirimpettai. E non è un gran vantaggio.

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