Al cuor non si comanda

Non so che scrittore abbia detto che siamo messi in modo tale che la nostra felicità molto facilmente costa infelicità per qualcun altro; ed è abbastanza vero.
Qualsiasi innamorato/a respinto perché il cuore del destinatario di tale sentimento è occupato per qualcun altro, eh, se avevo questo desiderio, e rimane vuoto, allora c’è il dolore. Questo è un fatto; c’è il dispiacere, e alle volte l’angoscia dell’abbandono addirittura. Umanamente universale.
Ciò che abbiamo il diritto/dovere di non ritenere obbligatorio è la COLPA, poiché al cuore non si comanda.
Noi abbiamo il diritto/dovere di comandare l’azione, la volontà, il fare, l’andare, il venire, il non fare, ma lo stato dell’animo nostro non lo possiamo comandare. Il nostro sentire lo possiamo solo interrogare; così come non possiamo impedirci di sentire freddo afferrando una palla di neve con le mani nude, o che ne so, impedirci di avvertire la gioia del palato per un cucchiaio di budino al cioccolato. Allo stesso modo non possiamo comandare al cuore: “Sii felice cuore mio!” o viceversa “Sii infelice”.
Se non abbiamo questo potere, ed è indubbio che non ci appartiene, ciò ha una conseguenza logica, psicologica e psicoanalitica aggiungerei pure: non abbiamo colpa. Poiché la colpa è connessa al fare una cosa o al non farla, ma non abbiamo colpa di sentire freddo o il bruciore: lo subiamo.
Ecco tutto.

 

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