I sogni sono come farfalle

I sogni sono un po’ furbetti, nel senso che scappano facilmente. È come se ci dicessero:      – “Amico mio, se mi vuoi beccare lungo e in largo in questo film che io ti ho proiettato dentro al sonno, beh devi fare la tua brava fatica”. Questa fatica si chiama associazioni libere, che poi “libere” con un po’ di virgolette, si capisce.
I sogni sono come bambini i quali non amano due cose: la luce del giorno, l’abbaglio, come non amano il nero della notte. Preferiscono il crepuscolo, per così dire; un po’ come quando le cose, più che vederle s’intravedono, si alludono.
In questo senso assimilo i sogni alle farfalle. Non esiste un com-prenderli definitivo né tanto meno univoco, puoi solo accostarti a loro con garbo, lasciando la mano ben aperta, affinché possano offrirti il meglio di loro. Se ci pensiamo bene in fondo, la Verità si armonizza molto bene con la libertà.
E poi i sogni non amano la Scienza. La scienza dei sogni, l’ormai nota interpretazione dei sogni, ai sogni stessi non piace; anzi, la temono. La temono quando può accadere che, da Freud in poi, ci sia qualcuno che inchioda il sogno: – “Tu devi voler dire questo, più questo, più questo!”. Mentre il sogno sì, vuole dire qualche cosa a volte di molto denso, molto preciso, ma vuole anche essere lasciato libero di dire un sacco di altre cose.
Il mondo ad occhi aperti, il cosiddetto mondo interno è il luogo dei sogni. La memoria è dunque anch’essa con il diritto di catturare, ricordare anche il sogno come i fatti, eppure la memoria è più amica della ricerca storico scientifica; vuole i documenti e quindi ci serve più, appunto, da svegli.
E così i sogni non amano neppure la memoria in quanto troppo logica, troppo determinata (in quel giorno, in quell’ora, quelle persone, quel fatto, ecc.), quando invece i sogni sono un po’ tra le nuvole.
Quando questo o quello dei miei pazienti mi dice: – “Dottore ho fatto un sogno stanotte, ma non riesco granché a ricordare”, rispondo spesso e volentieri: – “Mah, intanto c’è una cosa che è difficile da dimenticare, ossia se il sogno era bello, o brutto o né l’uno né l’altro. Questo lo si ricorda. In secondo luogo, siccome il sogno è un’invenzione della fantasia, se lei non ricorda che cosa ha sognato, perché non mi dice in tutta libertà cosa potrebbe aver sognato?” In altri termini, sono autorizzato a suggerire lui di inventarli i sogni che non ricorda, poiché sono frutto di un’invenzione, e non un arbitrio.
Ecco qual è il vantaggio sugli storici, di chi fa come me questo mestiere: loro cercano i documenti della verità storica, noi invece cerchiamo la verità psicologica.

 

 

 

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