“Lite pacata?? Cosa vuol dire?!”

In questo momento sono ironico sulla ingenuità delle persone che pensano d’essere furbe, e non sanno che neanche il Padre Eterno in persona ha il potere di restituirci un’ora di malumore che ci è rubata da un conflitto astratto, assurdo, lunare insomma…e che però mette appunto di malumore.
Tali situazioni, che spesse volte purtoppo giungono all’esasperazione, ci pongono indirettamente un obiettivo ambizioso ma non impossibile, ossia quello d’imparare a litigare bene, vuoi con la mamma, vuoi con la ex moglie/marito, con il capo, o con chicchessia. Facile enunciarne il principio, più difficile è praticarlo.
Il principio qual è? Sentire intanto, e far sentire, d’avercela con lo sbaglio, e non con chi lo commette, non con la sua persona. Insomma dire: “Ce l’ho con i tuoi sbagli!”.
Certo, che se poi l’errante continua a difendere lo sbaglio, dopo che noi gli abbiamo detto “Spostati un po’ ché devo lanciare una freccia sul tuo errore (e non sul tuo petto)”, sia esso la mamma, la ex moglie/marito, ecc., a quel punto sarebbe lui a mettersi sulla traiettoria dei nostri strali. Ciò nonostante, il saperlo rende meno colpevoli e più responsabili dei propri gesti, delle proprie parole e di conseguenza, più pacata la lite.
Oh bella!! sembra ci troviamo di fronte a un paradosso, perché parlare di lite pacata è un controsenso… eh sì, ma anche no.
La lite pacata è nel gioco, è nelle gare, dalla briscola fino al calcio. Trattasi certo di lite, in quanto uno vuol vincere, e l’altro anche non si rassegna a perdere. In ogni modo, quando le cose vanno al meglio, ossia quando le regole del gioco sono rigorosamente rispettate, allora io posso garantire che il calcio lo do al pallone e non allo stinco del mio avversario.
È il gioco che salva la civiltà! più precisamente, la capacità di recuperare la giocosità (che non ha alcuna parentela con la derisione), ovunque e quanto più possibile.
Il gioco è una cosa molto seria sapete? e, per fare un esempio abbastanza comune, anche all’interno di una ex coppia coniugale che si sta avviando a essere esclusivamente – ma non è cosa da poco – coppia genitoriale.

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