Chiedo la parola

Spesso constatiamo il paradosso di come possa accadere che l’angoscia renda arroganti; per il senso comune potrebbe sembrare un po’ un controsenso e invece no. Per via d’inconscio, il quale suggerisce gli opposti: se tu hai, ad esempio, paura di non avere la parola, te la prendi con arroganza.
Difatti, certi modi di dire, di fare, di usare la lingua italiana sono significativi, poiché se siamo in un’assemblea, c’è un microfono, qualcuno parla e quando vogliamo parlare anche noi, allora alziamo la mano e diciamo: “Chiedo la parola”. Il presidente dice di rimando: “Do la parola a…”.
Ma cosa dici?! Come “do la parola”?? La parola ce l’ho già, la voce pure, la logica anche, eppure questa espressione è d’uso comune. Certo che il presidente ha più potere dei singoli, perché se non ci fosse una direzione del dibattito sarebbe una caciara infinita e quindi rispetto ai singoli presenti nell’assemblea ci vuole qualcuno che al microfono tenga conto di quelli che hanno alzato la mano, che vogliono parlare e poi dice: “Bene, adesso la parola va a Rossi… No, Bianchi dopo, dopo parlerai tu.”
“Adesso ti do la parola”, “prendo la parola”, ecc. è un’espressione che ha dunque un significato.
Se la chiedo vuol dire che non ce l’ho. È diverso dal “Chiedo il permesso di parlare”, no, chiedo proprio la parola. È saggio dire “chiedo il permesso”, eh me lo devi dare tu, poiché sei tu che dirigi l’assemblea.
Invece, “chiedo la parola” “ti do la parola” fa riferimento al fatto che ogni nuovo nato nel mondo, non sappiamo se saprà parlare oppure no. Tant’è che ho saputo con piacevole sorpresa da fonti autorevoli che in tutto il mondo la mamma si chiama mamma – altra cosa è madre, ma proprio mamma – senza bisogno di traduzione.
Perché? Perché si rifà al gesto del ciucciare. La prima cosa che fa il neonato se vuole campare è proprio mammellare, mammare perché aprire e chiudere la bocca è succhiare, insomma.
Quando il cucciolo umano, bacaiando, giocando con la propria voce ancora in maniera del tutto casuale, no? la cosiddetta lallazione, però succede che dica sussurrandolo ma-ma-ma-pa-pa-pa… . Un attimo dopo: – “Ha detto papà!!?”, – “No, ha detto mamma!!” (mamma viene prima del papà ovviamente).
Allora, “do la parola…chiedo la parola”, “avere voce in capitolo”, avere il sentimento di poter dire qualche cosa di buono, allude al fatto proprio del rischio di non averla la parola che poi per metafora significa anche la libertà.

 

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